Work in progress. Waiting for bricks by Gabrielle Cirocco

By on 27/09/2016 in Mostre

Work in progress. Waiting for bricks by Gabrielle Cirocco

Works by Gabrielle Cirocco

Inaugurazione: 29 settembre 2016

Opening:  September, 29 – 30, 2016 – October, 1, 2016

Hour: 6 p. m. – 11 p. m.   

 

LIVE MUSIC FROM IRELAND

with Robert McGlade & Gordon Lee

Music & Drink  Friday, September, 30, 2016, 19:00/ 21:00

Semplici scatole di cartone sovrapposte come mattoni di una costruzione in fieri, ricami che tracciano prolungamenti immaginari di strutture architettoniche non finite, schizzi grafici di elementi funzionali del corpo umano che dialogano con ipotetici edifici urbani nel confronto tra uomo e macchina, sono alcuni aspetti del work in progress condotto da Gabrielle Cirocco negli spazi di Sincresis.

La giovane artista australiana in un mese di residenza ha proposto il suo progetto sperimentandone la fattibilità, poiché abituata a lavorare con il cemento, in questa occasione ha pensato di misurarsi con i nostri spazi interni per elaborare un’installazione utilizzando la carta e la pittura acrilica.

Nell’assemblage di scatole come oggetti trovati e usati si individua la gestazione di una forma protesa nello spazio come accumulazione che gioca sul modulo come ordine prestabilito per lasciare libertà alla costruzione in nuce, per offrire solo una base per la proliferazione dell’immaginario. Infatti le scatole si alternano assumendo posizioni diverse, costituendo un frammento di parete irregolare come ad aprire sentieri che possono proseguire all’infinito procedendo sul filo di idee che si accampano nell’utopia. Gabrielle trae suggestioni dal Brutalism come riscoperta del materiale povero e grezzo e dell’informe in contrasto allo styling del design e dell’architettura, così come rifugge dal razionalismo eccessivo che impone un ordine come schema a priori limitando l’emozione e la casualità controllata come fondamento del suo lavoro artistico quale esito non definitivo di una processualità del fare che comporta di avanzare step by step facendo tesoro delle nuove scoperte. Porre un mattone sopra l’altro per costituire le fondamenta di edifici che possono costituire la città futura, ma per il momento solo tracce esigue di un abbozzo, di un episodico elemento da cui iniziare per procedere secondo l’esigenza di costruire che in Gabrielle diventa necessità interna, impegnando a riflettere sulla edificazione di se stessi.  Così ha voluto restituire attraverso elementi e materiali effimeri una traccia percorribile per continuare a lavorare su di sé scegliendo magari un punto privilegiato da cui guardare per concepire come progettare lo spazio abitato, come immaginare un nuovo piano urbanistico in seguito a riflessioni che scaturiscono quasi immediatamente osservando gli edifici non finiti che popolano le nostre aree urbane ed extraurbane come esempi non sporadici specialmente in Italia meridionale di speculazioni edilizie, di pianificazioni fasulle e di progetti inadeguati propri di un contesto politico ed economico che ha disconosciuto per decenni rigore e correttezza, che ha vissuto la crisi riportandone ancora i segni nel territorio e che tuttora è distante dal concept della sostenibilità ambientale.

Così nell’ottica del restituire valore alle cose ordinarie, ai beni presenti in un territorio, all’organizzazione  dello spazio nel contesto quotidiano, ha disegnato su tela di cotone frammenti di impalcature e di edifici non finiti per poi seguire il tratto con ago e filo, riscoprendo l’antica arte del ricamo, tipica attività femminile, poiché è un lavoro certosino e rigoroso  e invita nel lento svolgersi a meditare, a sostare un attimo nonché a ritrovare le energie che sembravano disperse nel rumore quotidiano. Sedersi e praticare il ricamo, punto dopo punto, comporta di astrarsi dal mondo per un momento per ritrovare una dimensione e un luogo, per immaginare nuovi spazi per la mente, per riscoprire equilibri dispersi e ridisegnare lo spazio per abitare. Gabrielle rielaborando e prolungando parti architettoniche da impressioni fotografiche ha pensato di ricamarle, rendendole sottili e leggere, evanescenti, come scaffoldings in espansione di città utopistiche, tracce per un nuovo paesaggio.

Scrive a commento della sua ricerca artistica: “There is a certain strange atmospheric style that is prevalent in German expressionist films like Metropolis (1927) and The Cabinet of Dr. Caligari (1920) that I aim to evoke in my own work. My installation explores the attraction to the dramatic stylistic qualities of these films and methods of set design whereby artifice gives the appearance of reality. […] The geometric forms that create my fragmented environment are fabricated in wood then rendered in concrete, to appear as solid components of […] bold style of Brutalist architecture”.

La sua predilezione per i fragmented environments sono dettate, in ogni caso, dall’intento di combinare e comporre per la ricerca di un’armonia che si esplicita negli schizzi grafici applicati a parete come studi in cui la matita con immediatezza ha offerto spazio al rapporto tra l’essere umano e l’ambiente, lo spazio misurabile e incontenibile, esteso, al confronto tra le funzioni del corpo umano e quelle di un ambiente in cui vivere e con cui convivere in equilibrio armonico, come traspare dal modulor di Le Corbusier. Al di là della macchina che risponde ad input in modo automatico considerando l’uomo come centro motore dell’universo, in cui ogni movimento o azione appaiono regolati alla perfezione nonostante gli impulsi irregolari e le pulsioni nascoste, l’attenzione si focalizza sulla spina dorsale come centro e origine dell’ energia, punto nevralgico del corpo umano, flessibile, elastica come dovrebbe essere e distinguersi ogni edificazione come costruzione architettonica nelle nostre cities in espansione, permettendo la vivibilità nell’ambiente naturale in relazione non contrastiva con quello artificiale secondo i principi dell’architettura organica.

Ispirandosi agli esempi architettonici di Tom Sachs scrive Gabrielle:

“Similarly, I am attempting to create an affective presence of a building by creating fragments of it through set design and theatrical methods […]. The effect that I aim to produce in my work is a feeling of darkness or strangeness”.

Del villaggio globale rimangono i messaggi della community che vive ormai nelle nostre città satelliti inviati tramite app, mobiles, social network che sono l’esempio corrente della comunicazione immediata come se fossero state dimenticate le voci che da finestra a finestra si scambiavano parole affettive e non solo di cortesia. Gabrielle sembra averli riscoperti e trascritti in italiano, la lingua della sua famiglia di origine, con un velo di ironia che sottentra anche in alcuni schizzi grafici in cui ritrae se stessa con un mattone posato sulla testa.

Come trovare i sintagmi per comporre e ricomporre le parti del tutto nell’intento di attribuire nuovi significati e significanti al già dato, all’oggetto trovato, al frammento nascosto e rivalutato, per rigenerare i segni componibili e scomponibili di una nuova sintassi praticabile nel nostro futuro prossimo.

 

Simple cardboard boxes stacked as a built structure in the making. Embroidery traces imaginary extensions of unfinished buildings, sketching graphs of functional elements of the human body that are analogous to hypothetical urban buildings in the confrontation between human and machine, are some aspects of this body of work conducted by Gabrielle Cirocco in the SINCRESIS space.

The young Australian artist, in a month-long residency was granted a scholarship obtained by Carclew Youth Arts Foundation in Adelaide, Australia where she proposed her idea for this project. Formerly working with industrial materials like cement, she has decided to change her material language to softer materials like cardboard boxes and embroidered cotton.

In the assemblage of the boxes, the found objects act as gesture of a stretched form in space as the collection plays on the form as a prescribed order to give freedom to the construction. In a nutshell; to provide only a basis for an imaginary proliferation. The modular boxes alternate positions, like fragments of an irregular wall which opens up paths that appear infinite, progressing on Utopian ideals of architecture. Gabrielle draws suggestions from Brutalism as a rediscovery of the poor and raw materials of the formless as opposed to more of a stylistic architectural design. During Gabrielle’s making she shuns excessive rationalism which requires an order as a prior method to maker her work. This limits emotion in her modular formation and using controlled randomness as foundation of her artistic work, there is no definitive outcome through this process, this method is an advantage for new discoveries in her practise.

When a brick is placed on top of another to form the foundations of buildings, this can form an approximate future city, but for the moment only slight traces of a sketch, of an episodic or sporadic element from which to start to proceed, as it is needed. As Gabrielle builds, it becomes her inner necessity to strive to reflect on the constructions themselves. She wants to give back through her work, through items and ephemeral materials to track viable and continuous work by choosing an approximate vantage point from which to design a living space. She imagines a new town plan following the thoughts that arise almost immediately observing the unfinished buildings that populate our urban and suburban areas. In southern Italy, real estate can be speculative, bogus and inadequate project schedules are of a political and economic context, they are then disowned for decades. Rigor and fairness in architectural planning is still far from the concept of environmental sustainability.

In view of the return value to ordinary things, Gabrielle organizes everyday materials in an art gallery context. She draws scaffolding and unfinished buildings on cotton fabric with a needle and thread. This helps us to rediscover the ancient art of embroidery- a typical female activity. It is a painstaking and rigorous work and invites the slow take place, to meditate, to pause for a moment and regain the energy that seemed missing in everyday noise. Sit back and enjoy embroidery, point after point, involves abstracting from the world for a moment to regain a size and a place to imagine new spaces for the mind, to rediscover lost balance and redesign the space to inhabit. Gabrielle’s intentions with these works are to rework and extend architectural parts of photographic impressions through embroidery, making them thin and light, evanescent, like scaffolding expanding a Utopian city.

She writes about her previous artistic research: “There is a certain strange atmospheric style That is prevalent in German expressionist films like Metropolis (1927) and The Cabinet of Dr. Caligari (1920) That I aim to evoke in my own work. My installation explores the attraction to the dramatic stylistic qualities of These films and methods of set design whereby artifice gives the appearance of reality. […] The geometric forms That created my fragmented environment are fabricated in wood then rendered in concrete, to appear as solid components of […] bold style of Brutalist architecture “.

Her predilection for the fragmented environments are dictated. The search for harmony that is expressed in the graphic sketches applied to the wall are studies in which the pencil immediately offered space to the relationship between the human being and environment. The measurable space and uncontrollable extended and compare to the functions of the human body and those of a space in which to live and with whom live together in harmony. This concept has been seen in much of the work of modernist architect Le Corbusier. Beyond the car that responds automatically, it considers the man as the engine of the universe, in which every movement appears adjusted to perfection, despite irregular and hidden impulses. Attention focuses on the spine as the center and origin of energy, the nerve center of the human body, flexible, elastic as it should be, and distinguishes each building as an architectural construction. Each building is an architectural construction in our cities that are ever expanding. The construction of artificial and highly homogenized architecture goes against principles of organic architecture.

Inspired by the architectural examples of Tom Sachs Gabrielle writes:

“Similarly, I am attempting to create an affective presence of a building by creating fragments of it through set design and theatrical methods […]. The effect that I aim to produce in my work is a feeling of darkness or strangeness “.

How to find phrases, to compose and recompose the parts of the whole in order to assign new meanings and signifiers to the already given; found object, the hidden fragment and re-evaluated. Gabrielle regenerates the modular and creates signs of a new syntax, workable in our near future.

Interview

AS: Why were you interested to visit or to look at unfinished buildings?

GC: I have always had a fascination with how and what built architectural spaces can make you feel, weather it is an intimate feeling or a grand and imposing one. In my practice I have been influenced by the modernist architectural style of Brutalism, where buildings were predominately designed for extreme functionality in modular concrete materiality. Their geometric facades seem to assert dominance on the urban landscape wherever they are placed. I researched at the start of the year about the number of unfinished buildings that were in Italy, each of them appeared to be in a Brutalist aesthetic, all fabricated in modular concrete. With the Brutalist architectural style usually being highly functional and complete, I found it quite odd that there would be so many incomplete buildings of this style, for a number of reasons, abandoned in Italy. I thought that there was a beauty in a once characteristically Brutal and assertive style which now appears fragile. I have always wanted for people to like Brutalism like I do, so I thought maybe there was some pathos behind the concept of these building projects being discarded, and never to be completed. This left me space for contemplation, to imagine what these buildings could have been.

 

AS: What are your thoughts about architecture and urban planning today?

GC: I think this is a really exciting time for architecture and technology for the engineering of architecture is forever advancing. New materials are being invented or old materials adapting to make architecture more sustainable, now there is a greater consideration of the human body in relation to architectural space then there has been before. This makes liveable environments economical and basic, because that is all that humans really need, a minimal and functional environment that is designed well for life. I think that that is partly why I am drawn to unfinished buildings, because it seems to be an unfortunate waste of materials, I hope that they are finished or used one day.

 

AS: How is important is the built process in your work?

GC: When I start with an installation concept, I like to draw and consider the future of my works, however, I find it is always best to challenge myself and start handling materials in three-dimensional space. I do this so immediate decision making is taking place, which can give the work more rigor and this allows for happy accidents to take place. I primarily build because my work has been influenced greatly by architecture. Making larger installation works is a direct way to create a physical reality of my concepts and ideas.

 

AS: Can you talk to us about your material considerations? Why did you choose to embroid your drawings of unfinished buildings and drawn plans of the future?

GC: When I first observed an unfinished structure was when I was in Pompei. I saw a large concrete staircase with an empty concrete room on the top of the structure. When seeing this structure and many others that I have encountered, I notice how incredibly fragile and incomplete they look in space. The empty concrete boxes appear hollow, because you can see just the shell of a structure rather than a filled and functioning building. I have tried to materially evoke that with the stitched works and with the use of cardboard to show the fragility of these structures that would otherwise be finished and stable concrete buildings. I have never had much practice with embroidery other than when my Nonna used to teach me sewing as a child. I was also inspired by many stores that sell embroided aprons or handkerchiefs as travel mementos in Firenze. In some way, I wanted to have my own mementos from the encounters with these buildings.

AS: Why did you choose to come here and work in Italy?

GC: Other than wanting to discover Italy’s amazing and culturally rich history, my family ancestry is Italian and my grandparents are from Benevento, Napoli, Catania, Sicilia and San Procopio, Calabria. My family migrated from Italy in the 1950s’ to Australia, and it has always been a point of attraction to one day discover the environment my ancestry and cultural roots. Italy is a truly wonderful country, and I have a connection and sense of place here, almost as if it was a home that I hadn’t been to before. I am incredibly fortunate to be granted a scholarship to be here.

 

AS: What are the most important aspects according to you in a residency program?

GC: I think it is important to make sure that you really try to get outside of your comfort zone and be open to anything inspiring you. I found it important to explore my surroundings and consider the environment and your place in that context. It is such a rewarding experience to do a residency program, there are many things you learn about yourself and your practice in a new landscape far different to what you may be used to.

AS: Perchè sei interessata a visitare o a guardare costruzioni non terminate ?

GC: Ho sempre avuto una fascinazione per gli spazi delle costruzioni architettoniche , per come e cosa  possono  farti sentire, ad un tempo è una sensazione intima o  grande e imponente.  Nella mia pratica sono stata influenzata dallo stile architettonico modernista del Brutalismo, in cui gli edifici sono stati progettati  prevalentemente per l’estrema funzionalità nella materialità concreta modulare. Le loro facciate geometriche sembrano affermare il predominio sul paesaggio urbano ovunque essi siano collocati. Ho ricercato  dall’inizio dell’anno il numero di edifici non finiti che erano in Italia, ognuno sembrava essere caratterizzato da un’estetica Brutalist, tutti fabbricati in cemento modulare. Lo stile architettonico brutalista di solito è altamente funzionale e completo; ho trovato molto strano che ci fossero così tanti edifici incompleti di questo stile, per una serie di ragioni, abbandonati in Italia. Ho pensato che ci doveva essere un’estetica un tempo in uno stile, tipicamente brutale e aggressivo, che ora appariva fragile. Ho sempre voluto che alla gente piacesse il Brutalism come a me, io, così ho pensato che forse c’era del pathos dietro il concetto di questi progetti di costruzione in fase di scarto, e non completati. Questo mi ha lasciato spazio per la contemplazione, per immaginare cosa questi edifici avrebbe potuto essere.

AS: Che cosa pensi riguardo all’architettura e alla pianificazione urbana attuale?

GC: Credo che questo sia un momento davvero emozionante per l’architettura e la tecnologia per l’ingegneria nell’architettura che sta sempre avanzando. I nuovi materiali sono inventati o i vecchi materiali adattati  per rendere l’architettura più sostenibile. Ora notiamo una maggiore considerazione del corpo umano in relazione allo spazio architettonico rispetto ai tempi precedenti. Questo rende gli ambienti vivibili a livello economico e di base, perché questo è tutto ciò di cui gli esseri umani hanno veramente bisogno, un ambiente minimale e funzionale, che è stato progettato bene per tutta la vita. Credo che questo sia in parte il motivo per cui io sono attratta da edifici non finiti, perché sembrano essere uno sfortunato spreco di materiali; mi auguro che essi siano finiti o utilizzati un giorno.

AS: Quanto è importante il processo di costruzione nel tuo lavoro?

GC: Quando inizio con un concetto di installazione, mi piace disegnare e prendere in considerazione il futuro dei miei lavori, però, trovo che è sempre meglio sfidare me stessa e iniziare la manipolazione di materiali in uno spazio tridimensionale. Faccio questo così il processo decisionale in modo immediato è in atto, cosa che può garantire al  lavoro più rigore e questo permette il verificarsi di  positivi  incidenti. Costruisco soprattutto perché il mio lavoro è stato influenzato notevolmente dall’architettura. Fare lavori di installazione più grandi è un modo diretto per creare una realtà fisica dei miei concetti e idee.

AS: Puoi aggiungere qualcosa riguardo alla considerazione dei materiali?

Ho  visto la prima volta una struttura incompiuta  quando ero a Pompei. Ho visto una grande scala di cemento con una stanza di cemento vuota sulla parte superiore della struttura. Vedendo questo edificio, e gli altri che ho incontrato, ho notato quanto incredibilmente fragile e incompleta è la visione nello spazio. Le scatole di cemento appaiono cave, si può vedere solo il guscio di una struttura piuttosto che un edificio pieno e funzionante. Ho cercato di evocare materialmente  con le opere di cucito e con l’uso di cartone per mostrare la fragilità di queste strutture che altrimenti sarebbero finite  come  edifici in cemento stabili. Nell’installazione di cartone, le scatole sono tentativi per assomigliare alla scalinata che ho visto a Pompei. Ho usato cartone come materiale proposizionale, come il materiale è malleabile ma non incredibilmente robusto, gli edifici  si pongono a un simile confronto, apparendo quasi completati, ma piuttosto inesistenti. Ho deciso di dipingere le scatole bianche, perché quando hai finito di costruire una casa, le pareti interne sono di solito dipinte di bianco. Questo bianco rende la tonalità che assomiglia alla  completezza; ho pensato che ci fosse un po’di umorismo nel dipingere una fragile struttura di cartone bianco.

AS: Perché hai scelto di ricamare i tuoi disegni di edifici non finiti e piani progettuali futuri?

Non ho mai avuto molta pratica con il ricamo  se non quando  la mia nonna mi ha  insegnato a  cucire come una bambina. Sono stata ispirata anche da molti negozi che vendono grembiuli ricamati o fazzoletti come ricordi di viaggio a Firenze. In qualche modo, ho voluto creare i miei ricordi dagli incontri con questi edifici. ? Quando si visitano questi edifici non finiti, poiché gli spazi non sono stati utilizzati e non avevano  una personalità particolare o  un  funzionamento caratteristico, ho iniziato a pensare alle intenzioni delle persone che hanno scritto graffiti su  di essi qui in Italia prima che agli atti di vandalismo. Gran parte del graffiti che ho visto su di essi, sono in lingua passiva, e io quasi non li considero come atti di vandalismo, ma un gesto gentile. In molti casi ho visto parole  scritte come ‘Grazie‘ e ‘abbracci‘  nel testo  in  ampia  scala. Ho visto una relazione tra la lingua passiva e gli edifici che sono in stato di completamento. Come vandali scrivono su questi edifici, ma forse c’è un’altra intenzione,  di  usare il linguaggio come un dispositivo per creare un senso  di fronte all’incertezza determinata dalla  presenza degli edifici.

AS: Perché hai scelto di venire e lavorare in Italia?

GC: Per prima cosa voglio scoprire la storia sorprendente e ricca di cultura in Italia, la discendenza  della mia famiglia è italiana ed i miei antenati provengono  da Benevento, Napoli, Catania, Sicilia e San Procopio, Calabria. La mia famiglia emigrò dall’Italia nel 1950 ‘in Australia, ed è sempre stato un punto di attrazione per scoprire un giorno l’ambiente dei miei antenati e  le radici culturali. L’Italia è un paese davvero meraviglioso, e ha connessione e senso il luogo qui, quasi come se fosse una casa in cui non ero mai stata prima. Sono incredibilmente fortunata ad essere qui per una borsa di studio che mi è stata concessa.

AS: Quali sono gli aspetti più importanti secondo voi in un programma di residenza?

GC: Penso che sia importante essere convinti   di tentare di ottenere realmente al di fuori della tua zona di comfort ed essere aperti a qualsiasi cosa  che ti ispira. L’ho trovata importante per esplorare ciò che mi circonda e prendere in considerazione l’ambiente e il tuo posto in un  contesto. Si tratta di un’esperienza così gratificante  fare un programma di residenza; ci sono molte cose che si imparano su te stessa e la  tua pratica in un nuovo paesaggio di gran lunga diverso da quello che di solito conosci .

 

 

 

Project

For my residency at the SINCRESIS Arté studio I plan to do a body of work based on my experiences travelling around Europe, and in particular, Italy.

 

My current work has been heavily influenced by modern day ruins, dramatic architecture and German expressionist films. I propose that during my residency stay I will develop a large scale installation that is evocative of some of the architectural styles that I’ve seen during my travels. The installation will be partly made of building materials like wood, and cardboard will be used as a lighter and malleable material in contrast to the use of wood. The installation will be in a similar style as my Untitled major work from last year (seen in the attached email). However I hope that the general experience of exploring this walk in installation will be vastly different in comparison to my last work. The last work played on the oppressive and strange feel of Brutalist architecture, to which the installation was an ode to that feeling exaggerated by a theatrical set design style. I hope that this work will be evocative of more of an ad hoc labour of love of home-made sheds, dodgy extensions and styles of renovation that border on a building code violation. Within these influences I hope that this particular work has more of a playful and handmade feel.

 

Alongside this installation I would also like to do a series of drawings. These drawings will be smaller in scale to contrast with the installation as well as being a display of some sort of mapping of my travels. A few months ago I came across a documentary called ‘Unfinished Italy’ this documentary is about the unfinished buildings that have been abandoned in Italy. These buildings have been left where they are, half finished for decades post WW2 due to Italy’s economic problems. As a way of desiring that these buildings would be one day completed, I’m going to be travelling to these ruins and photographing them and hoping to complete them in drawn form, almost as a fantasy of what could one day exist.

I hope that this work will be completed during my residency at SINCRESIS Arté studio, this is a current plan, however subject to change if time doesn’t permit.

Curriculum

GABRIELLE CIROCCO                          Born – 1991, Adelaide, South Australia

Education

2015      Bachelor of Visual Art, Adelaide Central School of Art, Adelaide, South Australia

2014      Associate Degree in Visual Art, Adelaide Central School of Art, Adelaide, South Australia

Solo Exhibitions

2016      Brutish Growths for Tree Space at FELTspace, Adelaide, South Australia

Selected Group Exhibitions

2016      The Floating Goose @ BMG, BMG Gallery, Adelaide, South Australia

2015      Propositions, 2015 Graduate Exhibition, Adelaide Central School of Art, Adelaide, South Australia

10 x 10, Adelaide Central School of Art, Adelaide, South Australia

Occasional Purpose, Floating Goose Studios – SALA Festival, Adelaide, South Australia
Unreal Estate, Floating Goose Studios, Adelaide, South Australia

The Salon Hang, Floating Goose Studios – Adelaide Fringe Festival, Adelaide, South Australia

 2014     Cinema Lied to Me, Burnside Library – SALA Festival, Adelaide, South Australia

Floating Goose Opening Exhibition, Floating Goose Studios – SALA Festival, Adelaide, South Australia

2013       Cultivating Creativity, Ink Pot Arts Centre, Mount Barker, South Australia

2010      Under an Oaktree, Adelaide University, Adelaide, South Australia
2009      Youth Portraiture Prize Exhibition, Carclew Youth Arts Centre, Adelaide, South Australia

Professional Experience
2016 Private Artistic Tutoring lessons

Volunteer Sculpture Assistant to Julia Robinson, Summer Sessions Program, Adelaide Central School       of Art, Adelaide, South Australia

Volunteer for Adelaide Festival, Adelaide Festival Centre and writer’s week, Adelaide, South Australia

2015 Mural Painting Assistant to Lucas Grogan, Bird in Hand Winery, Adelaide South Australia – affiliated with Hugo Michell Gallery

Volunteer for The Paste Up Project – Public Art Work, Adelaide City Council, Adelaide, South Australia
2014 Co-Founder of Floating Goose Studios, Adelaide, South Australia

Student Representative Council, Adelaide Central School of Art, South Australia

2012 Administration and Gallery Volunteer, Adelaide Central School of Art, South Australia

 

Empoli,  52/54, Republic Street

Info: tel. 39 0571/73619 – 39 338 1880149; a.scappini@virgilio.it

www.sincresisarte.com  www.sincresisarte.org (new website) FI PI LI Exit EMPOLI to 700 metres towards the center in front of INCOOP in Republic Street or FS from Florence, Pisa, Siena stop in Empoli Train Station and take the bus until to Raffaello Sanzio Street.

 

 

 

 

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